domenica 19 maggio 2013

Turismo: un aeroporto a servizio di chi?

Sono anni che il Comitato si chiede a chi serva l’aeroporto per quanto riguarda il settore turistico, e non siamo per nulla concordi con le affermazioni trovate su: OggiTreviso 15 maggio 2013.
Il presidente del consorzio Gianni Garatti dichiarava: "Infatti, se su scala provinciale la situazione evidenzia un segno positivo negli arrivi e presenze turistiche, altrettanto non si può dire per i dati degli arrivi e delle presenze rilevati nel capoluogo, che è principalmente interessato dall’attività dello scalo e sul quale va opportunamente indirizzata ogni considerazione".
Con ciò prendiamo atto, visto che sono parole pronunciate da esperti del settore, che l'aeroporto Canova non è d'interesse e non ha nessuna interconnessione per i restanti 94 comuni appartenenti alla provincia di Treviso.     
Ed ancora: "Gli arrivi nel 2010 sono stati 111.314, nel 2011 sono stati 103.569, una differenza in negativo del 6.9%. Per quanto riguarda le presenze sono state 249.669 nel 2010 e 245.217 l’anno successivo: una differenza di 4.752 presenze, pari a poco meno del -2%".
Analizzando, quindi il capoluogo, si comprende come a fronte di una chiusura dell'aeroporto nel 2011 di ben 6 mesi (nel periodo di maggior traffico) il calo degli arrivi nel comune di Treviso è stato pari solo al 6.9% in gran parte compensato dall'aumento dei pernottamenti, in quanto le presenze si sono chiuse con solo il -2% e nel 2012 solo con un +0,31% con un transito di turisti di 2,3 milioni contro il milione del 2011.
Aeroporto al servizio del solo comune o all’intera provincia di Treviso? Ce lo siamo ricordati leggendo le “controverse” dichiarazioni fatte l’altro giorno dal “Consorzio di promozione turistica Marca Treviso” che ci invitava a leggere in modo corretto i dati riguardanti il turismo nel periodo di chiusura dell’aeroporto.
Perciò, se dovessimo analizzare con gli stessi parametri e con larghe vedute la situazione turistica del Comune di Treviso non possiamo non notare che nel periodo 2001-2011 l'anno che ha registrato più arrivi è il 2003 (116.992) con l'aeroporto che movimentava 676.749 passeggeri contro i circa 2.300.000 attuali. Dovremmo quindi oggi giorno uscire di casa e vedere le strade piene di turisti se esistesse una correlazione lineare, perfetta, positiva tra passeggeri movimentati e arrivi nel capoluogo, ma non è così. Sicuramente come abbiamo sempre affermato l’aeroporto porta anche del turismo a Treviso e ci mancherebbe altro, ma non si può negare che il suo vero scopo è il servizio a Venezia.
Riportiamo anche una dichiarazione di Federico Capraro, presidente del gruppo albergatori della Marca: "Il movimento turistico da grandi numeri dell'area Treviso sud è soprattutto low cost su Venezia, e quindi di scarsa redditività, il rapporto non tiene" (Corriere del Veneto 14 settembre 2012).

La verità e che a Treviso non esiste e non è stata mai fatta una vera politica per incrementare il turismo, che sicuramente non passa per l'aeroporto Canova. In più va aggiunto che il turismo low cost sta avendo una battuta di arresto per il perpetrarsi della crisi economica in atto e che ci sono capacità di crescita solo nel comparto medio-alto come ci ricorda il CESIT (centro internazionale di studi turistici fondato da Università Ca’ Foscari, TCI, Regione Veneto) Anzi quel turismo low cost si va sempre di più trasformando, per effetto della contrazione dei consumi che sta colpendo la spesa soprattutto delle fasce medio-basse con aggiustamenti su modalità e organizzazione della vacanza:
  • corto raggio;
     
  • durata, short break ripetuti anziché vacanza lunga;
  • escursionismo. 
In questo senso l'aeroporto di Treviso fa da inibitore a questo tipo di “nuovo” turismo che penalizza zone  potenzialmente attrattive dal punto di vista ambientale come S. Angelo, Canizzano ed il Comune di Quinto. Zone adagiate sul Parco del Sile che potrebbero innescare quel turismo etico ambientale di nuova generazione, portando reddito sicuro a molta gente ma che, per colpa di una grande infrastruttura che oltretutto ora tenta di ampliarsi ulteriormente, non potrà far “decollare” le sue potenzialità. http://www.ethicsfortourism.com/

Si parla di soldi portati dall'aeroporto, ma nessuna considerazione alle perdite causate dall'attività eccessiva dello scalo e ancor più in futuro quali: perdita di salute con conseguenti costi sanitari, perdita di valore ambientale e paesaggistico, perdita di valore immobiliare, perdita di opportunità per un turismo sostenibile di qualità, perdita di possibilità e valore in tutto il settore primario, ecc.. 
Infatti ci sembrano, a fronte delle crisi e dei nuovi scenari del turismo, barzellette per giunta raccontate male le affermazioni fatte dal presidente del consorzio Marca Treviso:
"Su 100 turisti che scelgono Treviso e la Marca quale destinazione per il proprio soggiorno, 50 arrivano in auto e 33 in aereo. Di questi, ben 25 utilizzano l’aeroporto Canova mentre soltanto otto arrivano per il tramite dello scalo veneziano Marco Polo".
Non in linea e contraddittorio con quanto sostenuto sopra ossia che la provincia non conta e non viene calcolata!  
Prosegue: "Un dato quindi che vedrebbe, 191.763 arrivi e 406.538 presenze “imputabili” allo scalo trevigiano, per una ricaduta economica che sfiora i 50 milioni di euro".
Ipotizziamo sia una previsione (su quali basi viene fatta? sui possibili flussi turistici legati al raddoppio dei voli?)
Dopo quanto detto e sentito questa ci sembra pura propaganda.
A questo punto ci chiediamo perché noi cittadini dovremmo subire i consistenti, tangibili, diffusi danni e disagi dovuti al progettato ampliamento dell'attività dello scalo a fronte di un incremento minimo, nella migliore delle ipotesi, del settore turistico tradizionale nel territorio circostante?
Restiamo in attesa di Risposta.

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